lunedì 31 dicembre 2007

"KRONSTADT UPRISING": ALCUNE RIFLESSIONI SULL'EDUCAZIONE...

E' esistito ed esiste - e soprattutto potrebbe svilupparsi sempre più - un modo di concepire e di praticare l'educazione teso a favorire l'auto-educazione permanente, che è un modo di educare contrario ad ogni ideologia educazionista prefissata, omologante e normalizzatrice, propria dell'autoritarismo istituzionale. Si tratta cioè di alimentare un interscambio culturale libertario nella società che cerchi di eliminare costantemente le condizioni negative d'oppressione che impediscono all'individuo un indipendente, autonomo e libero processo di crescita, a tal proposito ecco alcune riflessioni.

* Cosa non è l'educazione

Vediamo intanto cosa non è l'educazione... Secondo me non è condizionamento, cioè un ammaestramento che produce delle risposte automatiche, secondo una logica meccanicistica - pavloviana(1) - 'stimolo-risposta'. Come sostenne Sébastian Faure (rivoluzionario anarchico): 'si deve scegliere se educare bambini o ammaestrare animali' (e anche gli animali più che ammaestrati andrebbero amati!). In positivo si potrebbe dire che l'educazione è la capacità di auto-apprendere nel libero scambio inter-soggettivo e il saper sottrarsi ai condizionamenti nelle relazioni inter-personali e sociali.

L'educazione non è adattamento alle norme che la società, o la comunità o il gruppo ci impongono; adattamento significa adeguarsi acriticamente e passivamente all'esistente, è il rinunciare alla trasformazione, è rassegnazione di fronte al mondo, alla società o alla comunità così come sono 'cioè rassegnazione allo status quo - e rinuncia alla propria soggettività liberamente creativa.

Non è persuasione/emulazione omologanti: si vuol forzare costantemente, sistematicamente e unilateralmente l'individuo ad adottare certi concetti e comportamenti tanto 'esemplari' quanto conformistici.

Non è formazione pre-disposta: è centrale nell'ideologia della 'formazione', un 'modello scientifico' costruito a tavolino, uno stampo predisposto totalizzante in cui si finirà per rinchiudere e mortificare la personalità dell' individuo.

L'educazione, se la si vuole definire in positivo, ritengo possa essere aiutare qualcuno a evolvere in assenza di qualsiasi forma di coercizione - materiale o psichica -, senza dominarlo, né manipolarlo, né pilotarlo, cioè senza etero-dirigerlo. Può essere prima di tutto un rapporto umano tra eguali, un rapporto orizzontale, perché anche quando l' 'altro' si trova in una data condizione di minor capacità o conoscenza, ha comunque pari dignità, ha una sua sensibilità, intelligenza, creatività o sapienza da rispettare e comprendere al pari della mia, e non va soggiogato, approfittando della mia posizione di presunta 'superiorità'.(2)

* Educazione come libertà, reciprocità ed esperienza diretta

Come diceva l'anarchico Tolstoi: 'L'unico metodo di istruzione è nell'esperimento e l'unico criterio pedagogico è la libertà. Maestro non è colui che sa, ma colui che ama ciò che fa con i suoi allievi'. L'educazione libertaria a cui penso comprende quell'insieme di comportamenti tesi a creare una situazione di benessere psicofisico nell'interscambio fra due persone, comportamenti che aiutino l'individuo ad essere se stesso, a realizzare in pieno la propria personalità, a crescere secondo la propria traiettoria evolutiva.

Il rapporto educativo è estremamente delicato e complesso, esso dovrebbe poter svilupparsi sulla base di rapporti interpersonali aperti e orizzontali, rigettando ogni forma di inquadramento autoritario in un rigido schema precostituito di programmi, prescrizioni, di regolamenti, di orari e di spazi prestabiliti.

L'educazione dovrebbe essere un rapporto libero e solidale da sperimentare nei tanti percorsi dell'esistenza concreta e non un sistema imposto, unilaterale e metafisico, cioè concepito da qualcuno in qualche luogo separato secondo uno schema astratto da applicare sulle persone.

L'educatore è anche educando: cioè l'instaurarsi di un complesso rapporto interpersonale (pedagogico) fra due individui dovrebbe fondarsi sulla simpatia, cioè su una spontanea sintonia e condivisione di sentimenti, su un sentire comune libero da sovrastrutture ideologiche alienanti, per alimentare una reciprocità ed una orizzontalità in cui chi educa viene a sua volta educato. Negare e reprimere questo scambio immediato di emozioni e sensazioni, passioni e desideri, non coltivarlo, soffocarlo, determina lo strutturarsi di una forma mentis autoritaria (cioè di una struttura mentale dispotica) e allo stesso tempo servile negli individui. L'educatore come 'parte attiva' e l'educato come 'parte passiva' sono incompatibili con una educazione allo stesso tempo liberamente creativa e razionale, poiché colui che ritiene di poter influenzare lo sviluppo dell'altro senza esserne influenzato, stabilendo quindi un rapporto gerarchico, scivola verso comportamenti prepotenti e autoritari e finisce con il riprodurre delle logiche di potere estranianti e auto-estranianti.

Occorre liberarsi da ogni autoritarismo pedagogico fondato sull'ideologia dell'educazione come separazione dalla vita per produrre in serie individui omologati ad un ordine superiore. Come ha acutamente osservato il pensatore libertario Ivan Illich:

'Non vi è alcuna ragione per continuare nella tradizione medioevale secondo la quale gli individui sono preparati all'ingresso nel mondo mediante la segregazione all'interno di sacri recinti, siano essi un monastero, una sinagoga, o una scuola!' (3)

* Auto-educarsi attraverso un vivere giocoso

Ci sono scuole libertarie che hanno sviluppato percorsi antiautoritari interessanti.

Ad esempio la scuola di Summerhill, fondata da Alexander Neill in Inghilterra nel 1924, la quale si basa su alcuni semplici principi teorici:

1. Far sperimentare al bambini e ai ragazzi la libertà all'interno di una comunità autogestita: libertà di giocare, di seguire oppure no i consigli degli adulti, libertà dal senso di colpa, libertà di seguire oppure no il programma di studi proposto dalla scuola;

2. Far comprendere ai bambini e ai ragazzi l'importanza della responsabilità all'interno della comunità, attraverso l'autodeterminazione del gruppo, senza interventi censori e punizioni da parte degli adulti.

A Summerhill si realizza qualcosa che nella società mercantile-capitalistica è aborrito: l'improduttività. Non è obbligatorio frequentare alcuna lezione, non ci sono lavori e attività cui si deve prendere parte, perché costretti a finalizzare il proprio comportamento secondo le direttive esterne di un apparato di controllo. Si può giocare tutto il giorno, senza rendere conto a nessun altro della propria libertà e delle proprie capacità creative. La maggior parte dei bambini e dei
ragazzi che arrivano in questo ambiente nuovo sono disorientati: hanno bisogno di superare progressivamente l'ansia iniziale per l'assenza di strutture inglobanti, di direttive verticistiche, per l'improvviso vuoto di quel Potere che fin dalla nascita li aveva costretti a determinati comportamenti. A Summerhill non si è giudicati, si viene trattati con rispetto, non si è considerati diversi dagli adulti e si può cercare di seguire liberamente una propria strada, imparando dagli altri sì, ma partendo da se stessi'

Summerhill è sorta come scuola sperimentale. Ora si può dire che essa sia diventata anche una scuola 'dimostrativa', che cioè dimostra che la libertà funziona'

Summerhill indica un percorso possibile per la realizzazione di 'scuole' per l'accrescimento della libertà, del piacere e della conoscenza diretta'(4)

* No all'addestramento

Su un piano storico è importante sottolineare l'esperienza pedagogica di Francisco Ferrer y Guardia, il quale fu un anarchico assai impegnato nella realizzazione di scuole libertarie. Egli fu il promotore della Escuela Moderna, un esperimento pedagogico aperto a tutte le classi sociali che si diffuse in tutta Europa a partire dall' inizio del secolo scorso. Per Ferrer ragione e libertà stanno insieme, sono intrinsecamente legate, il dispotico principio di autorità quindi le nega entrambe. La Scuola Moderna di Ferrer fu una scuola laica e razionalista che si contrapponeva a quella clericale imperante a quell'epoca (ma anche oggi non c'è tanto da scherzare!). Per Ferrer l'insegnamento fondato su criteri scientifici deve servire per distruggere ogni forma di autoritarismo e superstizione, per favorire lo sviluppo dell'umanità verso la libertà e la felicità. L'educazione deve servire per far crescere nell'individuo la libertà da ogni forma di indottrinamento, per poter evolvere secondo il proprio libero pensiero fondato sul dubbio e la ricerca. Come diceva l'anarchico Bakunin: non c'è consapevolezza se non c'è libertà e non c'è libertà se non c'è un sano spirito di contraddizione.

Attività giocose sempre più complesse, spontaneità costruttiva permanente, curiosità costantemente stimolata e benessere, godimento psico-fisico dei bambini e ragazzi attraverso una libera sperimentazione di se stessi nel mondo che li circonda, ecco i fattori fondamentali della pedagogia di Ferrer.

Sosteneva Ferrer: 'La scuola imprigiona i bambini fisicamente, intellettualmente e moralmente, per dirigere lo sviluppo delle loro facoltà in una direzione prefissata. Essa li priva del contatto con la natura per poterli meglio modellare a suo piacimento'(5). L'educazione finisce così per ridursi ad un mero addestramento!

* La pedagogia comunista-autoritaria e il 'conformismo rivoluzionario'

Esiste anche un tipo di 'formazione pedagogica', totalizzante e oppressiva, tesa a costruire degli 'individui-rivoluzionari' in laboratorio. Essa è propria di quelle congregazioni comuniste-autoritarie marxiste - in Italia è il caso di Socialismo Rivoluzionario e di Lotta Comunista, ciascuna con le proprie peculiarità programmatiche e teoriche - che proclamano di battersi per l'emancipazione degli oppressi e sfruttati mentre praticano, e teorizzano più o meno apertamente, una sorta di 'dittatura educativa' sulle persone. I gruppi dirigenti autoreferenziali e centralizzati - unici conoscitori della teoria e del metodo 'rivoluzionari' in quanto composti da 'maestri illuminati' o 'dirigenti scientificamente preparati' - pianificano a tavolino dei modelli 'educativo-formativi' da applicare sui loro discepoli/militanti, le 'avanguardie in gestazione' da plasmare gerarchicamente per la rivoluzione - attraverso asfissianti e deprimenti moralismi, vari condizionamenti psicologico-ideologici, tecniche di indottrinamento/irreggimentazione e sanzioni burocratiche. Il tutto per conservare e rafforzare l'ordine e la disciplina cosiddette 'rivoluzionarie ed emancipatrici' vigenti negli apparati politici basati sul principio di autorità e quindi élitari - nonchè ammantati di misticismo -, cioè per riprodurre una sorta di 'Potere Buono', che è decisamente una utopia negativa, una distopia, vessatoria ed alienante, poichè non esistono poteri 'rivoluzionari' costituiti dall'alto verso il basso che siano 'buoni', ma solo nuove oppressioni sotto mentite spoglie!

In questo contesto omologante è assente un'autentica libertà di espressione e di azione per i militanti e quindi le capacità critiche individuali, la creatività trasformatrice indipendente, l'auto-apprendimento, lo scambio orizzontale e basato sulla reciprocità nella ricerca culturale e nella lotta per l'auto-emancipazione degli oppressi e sfruttati, finiscono - al di là delle 'buone intenzioni' di cui, come si suole dire, 'sono lastricate le vie dell'inferno' e al di là di alcune interessanti elaborazioni teoriche, che però diventano subito 'verbo' nell'organizzazione poiché prodotte dai dirigenti o dai quadri zelanti - con l'essere inibiti, compressi e deviati, trasformandosi in conformismo e sudditanza nei confronti dell'apparato 'rivoluzionario', con tanto di celebrazione del culto della personalità dei 'capi sapienti' e dei 'sacri testi'! Così, mutatis mutandis (6), si riproduce in sedicesimi quell'autoritarismo che è proprio del sistema capitalistico che si dice di voler 'superare' e si afferma anche qui - in questo microcosmo politico/ideologico presuntamente 'alternativo' - l'uomo ad una dimensione (7) di marcusiana memoria!

Il potere 'inclusivo e complessivo' o 'scientifico (8) e avanguardistico' di questo mini-ordine partitico rifiuta e avversa ogni contestazione e ribellione tendenzialmente anti-autoritaria - che viene giudicata severamente come immaturità piccolo-borghese, scarsa coscienza socialista e individualismo nichilista - e fagocita, anche in maniera sofisticata, l'autonomia e la libertà individuali. Questo potere si dispiega in una piccolo contesto semi-religioso e tende ideologicamente a determinare, e spesso determina nell'individuo - analogamente all'ideologia imperante nei paesi tardo-capitalistici (9) - una sorta di mimesi verso la totalità dell'apparato e i suoi vertici-guida, cioè tende ad alimentare fra i militanti un processo esistenziale d'identificazione immediata e automatica con il mini-sistema gerarchico predisposto, percepito come un tutto senza alternative, che condiziona e mutila la libera soggettività critico-progettuale!

Dunque si dice di voler educare o formare per trasformare lo status quo e invece si finisce di fatto per determinare una alienazione al quadrato dell'individuo!

* Educazione/Rivoluzione

Sulla base di queste brevi considerazioni ritengo importante l'affermarsi, nei movimenti sociali antisistemici degli sfruttati e oppressi, di un'anarco-educazione sperimentale, da realizzare, verificare e valutare direttamente e autonomamente da parte di ogni singolo individuo - cooperando con gli altri - all'interno dei propri percorsi di vita e di
lotta. Un tale ideale/pratico di pedagogia libertaria può restare fedele a se stesso e rinnovarsi - senza correre il rischio di regredire ed essere riassorbito dal dominio - se cerca di mantenersi legato ad una prospettiva di trasformazione sociale rivoluzionaria an-archica fondata sull'estendersi dell'autogestione dell'esistenza materiale e intellettuale, senza élites dirigenti e masse da modellare e uniformare, all'insegna della libertà per tutti nella solidarietà.

Alex Rossi

Note:

(1) Agli inizi del '900 Ivan Pavlov, uno psicologo russo, osservò che nei cani la salivazione si verificava non soltanto alla vista del cibo, ma anche quando venivano esposti a qualcosa che avevano associato con il cibo, come per esempio la vista delle scodelle o perfino il suono di una campanella. Se i cani potevano apprendere per associazione, non potevano
farlo anche gli esseri umani e in misura addirittura superiore? Le teorie di Pavlov furono riprese negli anni venti dallo psicologo americano Watson, il quale sostenne che il comportamento e la personalità degli esseri umani erano modellabili a piacimento e che potevano essere plasmati dall'esterno in qualsiasi senso. Queste posizioni daranno vita ad una corrente psicologica , 'il comportamentismo', fondata sulla concezione che gli individui sono meccanismi da mettere in moto secondo le necessità dell'ordine sociale vigente utilizzando ricompense e punizioni...

(2) Su questi temi si veda l'opera di Marcello Bernardi (educatore libertario).

(3) Di Illich si veda: Descolarizzare la società, Mondatori, Milano, 1983.

(4) Il sito di Summerhill è http://www.summerhillschool.co.uk .

(5) Di Ferrer si veda: La scuola moderna, M&B Publishing, Milano, 1996.

(6) Cioè: 'fatte le dovute distinzioni'...

(7) Cioè l'individuo senza reali capacità critiche, inglobato nell'ideologia imperante e omologante. Si veda H. Marcuse: L'uomo a una dimensione, Einaudi,Torino, 1967.

(8) Qui la scienza diventa feticcio, cioè ammirazione fanatica ed esclusiva verso qualcosa o qualcuno: in questo caso la dottrina marxista e ai suoi 'profeti'.

(9) O nelle 'società industriali avanzate', o 'post-industriali', o 'iper-tecnologiche', o 'democratico-sistemiche' o che dir si voglia...

Da "Kronstadt Uprising", foglio anarchico e libertario del Gruppo Kronstadt, Volterra.

Link: http://www.ainfos.ca/06/jan/ainfos00247.html

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